Ristrutturare e prendersi cura

"Un luogo non è mai solo quel luogo. Quel luogo siamo un po' noi. In qualche modo, senza saperlo ce lo portavamo dentro…e un giorno per caso ci siamo arrivati" Antonio Tabucchi


Durante il mese di dicembre ho cambiato studio. Può sembrare una cosa da nulla: si tratta solo di affittare una nuova stanza, chiamare imbianchini e ditta di traslochi e dare mandato per i lavori.

Non è andata così, provo a raccontarti tutto dall’inizio.

Una sera di inizio novembre mi sono resa conto di stare scomoda nel mio studio clinico: forse lo spazio era diventato ormai troppo piccolo, forse avevo bisogno di maggior solitudine, di uno spazio tutto mio. Forse nemmeno la zona mi vestiva più come un tempo (e dire che ero nella via dell’alchimista dei Medici!!).

Ho dato un’occhiata online e ho visto un annuncio che proponeva una stanza che pareva perfetta per me. Come spesso capita, ho premuto il pulsante per richiedere informazioni, convinta che non sarei stata mai contattata ed invece un’ora dopo avevo la mail dell’immobiliare che mi proponeva di visitare lo spazio.

L’ho visto tre giorni dopo e me ne sono innamorata.


Luminoso, spazioso, con un affaccio sul verde…e con un colore orribile alle pareti (ok, sono un po’ fissata con i colori ma chi lo ha visto ha confermato quanto fosse inadatto). Ci ho pensato su (poco), ci sono tornata con mio marito (io ero già nella fase innamoramento e avevo bisogno di qualcuno che ne rilevasse i difetti eventuali) e ho firmato il contratto.

Mura da ristrutturare (ci siamo chiesti ridendo quanti miniquadretti fossero appesi a quelle pareti piene di chiodi) e da ritinteggiare, oltre a qualche aggiustamento elettrico.

Ho passato giorni a prendermi cura di quello spazio (nella foto mi vedi stuccare uno ad uno i buchi dei chiodini) insieme alle persone che amo. Ho dipinto mura, fatto e spostato scatoloni, smontato e rimontato mobili (senza mio padre e mio marito non potevo farcela). Il risultato, oltre ad essere bellissimo, è mio.

Per me è importante occuparmi in prima persona dello spazio in cui vivo ed anche lo studio clinico non deve solo rispecchiarmi, devo proprio sentire di averci messo le mani. In fondo il lavoro della psicoterapia per me è una forma di arte e se vogliamo anche di restauro. Mi arrivano storie che l’esperienza ha sporcato, dove basta una mano di tempera per farle tornare a splendere, oppure con qualche piccolo buco lasciato da un evento, come i chiodi dei quadretti sulle pareti che non ne minano la stabilità, ma necessitano un poco di stucco per non allargarsi e rovinare la vista e la tenuta.


Fare gli scatoloni è stato un modo per riprendere in mano ogni singolo libro, per ripercorrere anche solo per pochi secondi la storia di ogni oggetto e la storia di questi oltre dieci anni di clinica. Mi serviva: non solo adesso ho uno spazio maggiormente funzionale per il mio lavoro, ma quella sensazione di “scomodità” ha avviato una revisione ed ha portato riflessioni foriere di nuove consapevolezze.


Le mura hanno cambiato colore ed io ho pensato ai miei cambiamenti come terapeuta, ho guardato da dove vengo e sognato nuovi obiettivi. Ti capita mai che prenderti cura di un luogo avvii riflessioni personali?


Adesso la mia giornata professionale inizia con l’attraversamento del fiume, da di qua a di là d’Arno, si dice in città, e questo movimento per me è simbolico oltre ad essere geografico.

Attraverso la soglia ideale dell’acqua e vado ad immergermi nella pratica clinica, nello spazio che mi permette riflessioni e che sta iniziando in questi giorni ad accogliere i pazienti (sono curiosa delle loro prime reazioni!), anche se manca ancora qualche dettaglio.


Come mi succede ogni volta che mi concentro sullo spazio esteriore, anche il mio spazio interiore si muove e chiede ritocchi e aggiustamenti, così sono in procinto di iniziare una formazione di cui magari parlerò anche qui (e su cui ho grandi aspettative!) ed ho ripreso in mano i testi di semiotica (ebbene sì, ho iniziato la mia carriera accademica a scienze della comunicazione con una passione proprio per la semiotica) per un progetto che sta nascendo e che intreccia diverse passioni. Ed è stupendo quando le passioni che ci muovono sono in dialogo tra loro e si rivelano coerenti con la nostra complessità. Ti è mai successo che interessi che sembravano slegati alla fine creassero qualcosa di nuovo?