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Leggere il Liber Novus di Carl Gustav Jung


«Gli anni più importanti della mia vita furono quelli in cui inseguivo le mie immagini interiori, ad essi va fatto risalire tutto il resto. La mia vita intera è consistita nella elaborazione di quanto era scaturito dall’inconscio, sommergendomi come una corrente enigmatica e minacciando di travolgermi» (Jung, Introduzione al Libro Rosso).


Ho letto per la prima volta il Libro Rosso appena venne pubblicato in Italia, nel 2009. All'epoca ero ancora in formazione come psicoterapeuta ed in analisi didattica junghiana e questa pubblicazione era una prima apertura degli archivi Jung gelosamente custoditi in Svizzera.

Il Libro Rosso mi stava davanti su un tavolo, poggiato su un leggio da messale, l'unico capace di gestirne la mole. Chiedeva al lettore di stare in piedi al suo cospetto. Pretendeva di

essere letto lentamente e con grande attenzione.


Qualche mese dopo il mio analista mi spinse a creare un gruppo di lettura guidata del Libro Rosso.

Fui contenta della proposta, ma anche molto preoccupata di come aiutare altre persone a leggere un testo che si presentava in effetti densissimo e molto complesso. Ci riunivamo a casa mia dopo cena, ho ancora una cartella con i mandala creati dai membri del gruppo. Mi era apparso subito chiaro che non ci saremmo potuti limitare a leggere e cercare di capire, la via giusta era quella della creatività.


Il Libro Rosso è un diario, ma ancor più è la registrazione di un esperimento che Jung portò avanti dal 1913 al 1930, con l’obiettivo di comprendere cosa rappresentassero le fantasie e le immagini presenti dentro di lui.

Il Liber Novus, così lo chiamava Jung, contiene il dialogo del suo autore con le proprie immagini interne, arricchito dal suo commento razionale (la cui elaborazione teorica confluì negli scritti successivi) e dalle immagini che lo accompagnano e che sono nate contemporaneamente al testo.


Jung in quelle pagine indica la via dell’esplorazione della psiche individuale attraverso una modalità creativa che io credo vada accolta nel leggere il testo.


Nel 2013 alla Biennale di Venezia ho potuto ammirare l’originale, custodito in una teca di vetro come vedi in foto, con intorno riproduzioni delle illustrazioni. Ne sono rimasta rapita, ho ripensato per anni al Palazzo enciclopedico dell’esposizione.

Recentemente ho acquistato i Libri Neri nell’edizione inglese (quella italiana ancora non esiste) per le riproduzioni fotografiche delle pagine dei grandi quaderni neri che Jung usava come diari.


Ho letto e riletto i diari e molti commenti di studiosi e colleghi. Mi sono fatta coraggio, proponendo un nuovo percorso di lettura del Libro Rosso con una maggiore dimestichezza nella ricerca archetipica e con la consapevolezza di poter guidare un gruppo di persone alla ricerca delle proprie immagini usando la creatività.

So che sarà un viaggio intenso, durerà diversi mesi, serviranno molte tappe. Ma è il momento propizio: il diario è una pratica usuale per me, la uso anche come tecnica terapeutica con i pazienti, la creatività è una buona alleata e non vedo l’ora di accompagnare altre persone ad incontrare il loro personale Filemone e a tracciare la propria mappa dell’inconscio.

Partiamo il 2 di maggio, non serve alcuna conoscenza pregressa, io farò strada e chiederò letture, scritture, qualche disegno e la voglia di parlare di cose a noi stessi incomprensibili.

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