Di Oggetti Magici e Riflessioni

«La Lettura della Sfera di Cristallo è un'arte particolarmente avanzata» disse in tono sognante. «Non mi aspetto che tutti voi vediate quando scruterete per la prima volta negli infiniti abissi dell'Occhio. Cominceremo provando a rilassare la mente consapevole e gli occhi esterni». Ron prese a ridacchiare in maniera incontrollabile, e dovette ficcarsi un pugno in bocca per soffocare il rumore. «Così ripuliremo l'Occhio Interiore e il subconscio. Forse, se saremo fortunati, qualcuno di voi vedrà prima della fine della lezione».

J. K. Rowling Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban


Ebbene sì, lo confesso. Sono più di vent’anni che possiedo una sfera di cristallo.

Con tanto di piedistallo e con la giusta concentrazione di piombo per essere adatta alla divinazione. La persona che me la vendette esercitava i suoi commerci in un negozietto vicino a piazza dei Ciompi, a Firenze. Mi rese edotta di come secondo la cristallomanzia siano da preferirsi sfere di vetro al piombo e mi porse l’oggetto che avevo adocchiato nella vetrina: una sfera non troppo grande, che sormontava lucidissima un piedistallino di legno (che a ben guardarlo da sotto riportava un adesivo “made in China” che levava parte della poesia).

La volevo e non sapevo nemmeno dire perché: di certo non perché credevo di poterci vedere il futuro, ma mi attraeva come negli anni è successo con i Tarocchi e con l’I Ching. Forse sono per me porte verso il mondo altro, quello non razionale, non pragmatico e per questo affascinanti.


Insomma, comprai il mio primo «orbuculum» e corsi a cercare la storia di questi oggetti. Mi trovai davanti riferimenti a Plinio il Vecchio, che aveva descritto l’uso che gli indovini facevano del «crystallum orbis». Gli antichi romani accettavano la pratica di buon grado, fu la Chiesa cattolica a condannarne l’uso, riprendendo il Deuteronomio che ricorda che al buon fedele non è permesso ascoltare gli indovini.

Le sfere di cristallo venivano usate anche dai Druidi delle isole britanniche (ci sono testimonianze del III secolo d.C.) e scomparvero poi per un periodo. Le ritroviamo nel Medioevo come oggetto decorativo (anche se questo poteva essere un modo per celarne l’uso) e in tanta letteratura (ad esempio pare che Merlino ne usasse una).


Nel Rinascimento fu John Dee, un consigliere della regina Elisabetta I, che pare usasse una sfera di ossidiana per divinare, che riportò in voga la cristallomanzia e l’epoca vittoriana ne vide il successo, in tra parte dovuto a imbonitori come Claude Colin, uno dei primi mentalisti. Lui la usò tra il 1915 e il 1924 per i suoi spettacoli e probabilmente creò il “look” in abiti fluenti e turbante che oggi associamo all’indovino.


Nel 1956 uno dei cristallomanti più noti, Jeane Dixon, predisse, pare, l’assassinio di Kennedy e fu consigliere di Nixon e Nancy Reagan.


Io non mi occupo di cristallomanzia, ma mi capita di prendere la sfera dalla libreria in cui passa la maggior parte del suo tempo a prender polvere, e mettermi a guardarla riflettendo. La trovo un oggetto stupendo. La perfezione della sfera mi fa tornare bambina, il suo ribaltare le immagini esterne diventa gioco ed invito alla trasformazione, al cambiamento di punto di vista, allo sradicamento delle certezze.


Mi piace ricordare le parole che Aldo Carotenuto scrive nella prefazione al volume di scritti scelti di Jung intitolato “inconscio, occultismo, magia” uscito per Newton Compton nel 1980:

«Tutto ciò che si può pensare dell’anima, della psiche, è stato attraverso i tempi variamente espresso da filosofia, alchimia, occultismo, letteratura, magia, religione».


Ripenso al mio percorso di avvicinamento allo studio della psiche. Quando mi sono iscritta al liceo scientifico era una lettrice forte, ma non avevo ancora indirizzato i miei interessi. Avevo scelto la scuola solo per la sua applicazione di un metodo di studio deduttivo e non induttivo, che mi pareva mi rispecchiasse. L’insegnante di lettere del biennio mi consigliava torri altissime di libri da leggere e mi incoraggiava a scrivere. È stata la prima a fornirmi il legame tra mito, rito e fiaba. Quando sono arrivata al triennio invece è stato il mio professore di filosofia ad aprirmi un mondo, consigliandomi la lettura di Umberto Eco Il pendolo di Foucault: non ho mai capito come avesse fatto, ma aveva capito che tipo di domanda mi girava in testa. Quel romanzo contiene mondi ma più di tutto, per me, è stato una porta verso il mondo dell’esoterismo, della mistica, dei saperi non pragmatici. Mentre lo leggevo facevo ore di ricerca in biblioteca (oggi avrei passato le nottate sul web, per mia fortuna la biblioteca Chelliana di Grosseto era aperta solo di giorno) e cercavo di costruirmi delle basi per comprendere il romanzo. Più leggevo e più mi interessava.

Ho incontrato l’alchimia, la Cabala, l’ermetismo e ho iniziato ad interessarmi, senza nemmeno saperlo, di psiche. Solo anni dopo, studiando Scienze della comunicazione a Siena, ho capito. E poco dopo ho letto per la prima volta Ricordi, Sogni, Riflessioni di Carl Gustav Jung. Non avevo più bisogno di tenere i miei interessi culturali separati dal resto, tutto aveva un senso. La sfera è arrivata in quegli anni, ma ne ho impiegati molti, dopo, a raccontare tutto questo.